Questo articolo è più che altro una lettera aperta in risposta all'intervento di ieri di Raganella3.
Ti ringrazio innanzitutto per aver scelto di esprimere le tue idee con questo mezzo.
Ma al tuo pezzo mi sento di fare alcune precisazioni.
Partiamo dalla fine e cioè dall'elogio al Senegal. Beh, non sono proprio d'accordo che sia una squadra che sia andata avanti senza aiuti degli arbitri; ti ricordo che nell'ultima partita del loro girone, Senegal-Uruguay 3-3, beh, qualche aiutino i leoni d'Africa l'hanno ricevuto, e forse anche qualcosa di più. Ma con questo non voglio minimizzare l'impresa dei senegalesi che finora hanno comunque espresso un ottimo calcio. Resta il fatto che le federazioni africane non sono composte proprio da degli stinchi di santo, ed inoltre un'impresa di una squadra africana diciamo che "fa bene" alla FIFA...
Riguardo al tuo ripetuto appello circa la rivalutazione del "calciatore italiano" a scapito di quello "straniero", hai sicuramente ragione, ma... è una cosa che è già successa. Infatti molti anni fa, Artemio Franchi impose la chiusura delle frontiere e non si può dire che il calcio italiano non ne abbia guadagnato, dato che i frutti furono raccolti nel mondiale spagnolo.
Ma una cosa di questo tipo comporta delle conseguenze: nel periodo di chiusura delle frontiere, i club italiani faticarono in europa scontrandosi con squadre più complete.
In quegli anni, ciò era ammissibile, ma ora con il business che ruota intorno al pianeta calcio, i club non possono permettersi di perdere competitività.
Una via che si potrebbe percorrere sarebbe quella di fissare un pavimento d'età agli stranieri acquistabili, permettendo così ai vivai di poter lavorare con più facilità, inoltre si potrebbe ripercorrere ciò che già esiste in Spagna, dove le società gestiscono due squadre (per ex: Real Madrid, Real Madrid B) e possono spostare i giocatori da una compagine all'altra senza problemi.
Così facendo i nostri giovani talenti potrebbero esprimere le loro capacità al meglio e vi sarebbero moltissime occasioni per mettersi in luce (mentre ora ci si gioca spesso tutto in un solo misero provino che comprende spesso decine di ragazzi, tutti con la stessa ambizione).
Concludo con una parola su Carraro: io aspetto a giudicarlo. Il silenzio di ieri è stato abbastanza irritante ma sarebbe giustificato se egli stesse preparando una controffessiva in grande stile. Percui se nella conferenza stampa di venerdì se ne uscirà sfoggiando frasi retoriche, allora sarò certamente d'accordo con te. Ma mi piace sperare che dietro quel "parlerò in Italia" si nasconda la strategia di un uomo che ha un poker servito da calare, ma che lascia l'apertura mascherando il suo gioco, per poi stroncare gli avversari cogliendoli di sorpresa.
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