Oggi 5 settembre 2002, saremmo dovuti stare al "bar", a commentare la prima giornata di campionato. Ed invece siamo ancora in attesa di sapere se tra dieci giorni potremmo assistere all'esordio delle nostre squadre del cuore.
Ma una cosa si sta rendendo sempre "apparentemente" più chiara: la causa di questa perpetrata incertezza.
Tutti sappiamo che si tratta di soldi; ognuno dice la sua sulle ragioni dei cosiddetti club ribelli (cioè quelle società che non hanno ancora raggiunto un accordo con le pay-TV per la stagione 2002/03).
Tutto questo caos ha dato vita al "nuovo mostro" del calcio italiano: Adriano Galliani.
E qui viene il bello: il prossimo Presidente dell' AC MILAN, nonchè Presidente di Lega, sta diventando il capro espriatorio per tutti i mali del calcio... a mio avviso stiamo toccando il fondo, anche perchè non si è capito bene cosa si voleva da lui quando gli è stato dato il mandato. Alla sua elezione, era chiara la richiesta da parte dei club che lo volevano distaccato dalla sua funzione di vicepresidente dell' AC MILAN quando avrebbe dovuto svolgere le mansioni di presidente di Lega... poi però Gli si rinfaccia che auspichi "l'austerity " e nel frattempo compri Nesta. E qui io proprio non capisco il nesso: se il Milan ha comprato Nesta, vorrà dire che il proprio bilancio permetteva un tale acquisto.
In quest'ambito cosa c'entra il fatto che molte squadre rischiano la bancarotta? L'unica contestazione che potrebbe ricevere, sarebbe nel caso lui applicasse regole diverse per l'approvazione del bilancio del Milan rispetto agli altri... ma così non mi sembra sia affatto accaduto.
Sempre su questo fronte, vorrei capire i nuovi attacchi del Presidente della AS ROMA Sensi che giudica inammisibile che un Presidente di una squadra di calcio di serie A sia anche Presidente della Lega di A&B. L'affermazione di per sè può anche essere considerata corretta; a dire il vero la penso anch'io così. Ma poi ripensando un attimo alle ultime vicende della Lega riguardo l'elezione del presidente, ecco che uno dei candidati più forti era proprio Franco Sensi, Presidente dell' AS ROMA... percui cosa sta facendo? contesta se stesso?
Sempre Sensi è impegnato su un altra "bella pagina" che il nostro calcio sta scrivendo: il tentativo di acquistare Davids dalla Juventus. E qui s'imbatte in un'altra figura di "alto valore dialettico": Luciano Moggi. Non voglio sindacare su chi abbia ragione e chi torto, ma una cosa non si capisce. Una squadra che è proprietaria del cartellino di un giocatore, può decidere se vendere lo stesso o meno alle cifre che ritiene giuste.
Posto che anche secondo me le cifre proposte dalla Juventus sono esagerate (anche in considerazione di quanto hanno pagato Di Vaio dato che il valore dell'operazione è di 26 milioni di euro dilazionati in tre anni; e di quanto offrivano per Nesta e Cannavaro), se Sensi giudica Davids il calciatore più adatto per Capello e se lo vuole assicurare, deve sottostare alle richieste di Moggi. D'altronde nessuno lo obbliga.
Ma di sicuro ciò che risulta più strano è il fatto che tale trattativa si stia portando avanti tramite dichiarazioni sui giornali. Mi viene da citare una battuta di Beppe Grillo: "...ma telefonatevi e non rompeteci i cogl...".
Poi c'è Preziosi, presidente della neopromossa Como, che vuole un contratto da dieci milioni di euro dalle pay-TV per la sua squadra (e per le altre società che aderiscono a PMT)... Non voglio giudicare le pretese di queste società, ma una cosa va detta: non si può "spremere" una società privata quale che sia (Stream o Tele+) trattandola come fosse l'ente sanitario nazionale. Non gli si può chiedere di incorrere in gravose perdite solo sulla base del fatto che offrono contratti alti ad altre squadre (dove, probabilmente, ritengono l'investimento vantaggioso). Come detto si tratta di società private il cui fine è il profitto.
I soldi che questi club chiedono dovrebbero semmai provenire dalle società stesse, in quanto per esempio la Juventus (la squadra con il numero di abbonati alle pay-tv maggiore) non avrebbe gli stessi introiti se non vi fossero nel campionato squadre piccole ma allo stesso tempo competitive.
E qui casca l'asino... la domanda nasce spontanea: perchè nel '99 si accettò di rendere i diritti soggettivi e quindi di intavolare trattative private tra società e pay-TV? è chiaro che una tale scelta ha favorito i club ricchi a scapito dei piccoli che certamente si potevano avvantaggiare di una cessione dei diritti televisivi del campionato in blocco (ripartendo i proventi in base agli abbonati ma fissando una percentuale minima garantita). Tra l'altro questa era, se non sbaglio la proposta della cordata di capitanata da Tanzi a cui si era opposto fermamante il "paladino delle piccole" e cioè il già citato Franco Sensi...
Come già detto oggi è il 5 settembre... speriamo che questi discorsi non si protraggano per più di nove giorni...
|