SporTrue.it













English version

CALCIO
29/03/04
ore 00:53
Lazio-Roma: cronaca dell'assurdo

Domenica 21 marzo 2004, ore 21.56: fine della festa. Qualcosa di incredibile è accaduto allo stadio Olimpico: il derby di Roma, uno degli eventi più attesi dalla città, è stato interrotto a causa della diffusione della notizia della morte di un bambino, investito da un’auto della polizia, mentre veniva allo stadio.
Al di là dello scalpore che può suscitare la sospensione di una partita come il derby, la particolarità dell’evento sta nel fatto che l’interruzione è stata causata da una rivolta popolare e che la notizia, sulla quale si reggeva questa rivolta, era falsa.
Sono state dette tante parole, espressi tanti giudizi su questa vicenda, ma la mia sensazione è che nessuno, tra gli opinionisti e i giornalisti sportivi e non, abbia parlato con cognizione di causa. Lo stadio è un mondo particolare, per comprenderlo bisogna necessariamente viverlo; cercare di interpretarlo dall’esterno credo sia impossibile. Io sono uno che “vive” lo stadio e voglio quindi provare a raccontare da testimone partecipe ciò che è accaduto sperando di far comprendere la logica che ha portato alla sospensione della partita.
Veniamo dunque alla cronaca: stadio Olimpico ore 21.25 circa, mi trovo in tribuna Monte Mario, improvvisamente la gente inizia a notare che dalle due curve non proviene alcun suono e che nel giro di un minuto vengono tolti tutti gli striscioni e le bandiere. In poco più di cinque minuti cala il silenzio totale: settantamila persone ammutoliscono. Vi assicuro è stata una sensazione da brividi.
Chi vive lo stadio o comunque conosce il “mondo ultrà” sa benissimo che il ritiro degli striscioni indica qualcosa di grave, ad esempio un lutto. In breve iniziano a circolare una miriade di voci, la gente sconvolta capisce che qualcosa di grave è accaduto e azzarda le più disparate ipotesi fino a quando la voce “originale” non si diffonde in tutto lo stadio. Il clima di sgomento, tristezza, dolore, paura o addirittura terrore che si è creato in un attimo è difficile da spiegare. La notizia giunta era sicuramente grave e molto triste ma personalmente ho assistito ad un Roma-Real Madrid giocato l’11 settembre 2001, poche ore dopo l’attacco alle torri gemelle, e vi assicuro, l’atmosfera che si respirava allo stadio era, seppur non piacevole, sicuramente meno pesante di quella respirata al derby.
Torniamo alla cronaca: mentre le squadre tornavano in campo molti spettatori avevano già deciso di uscire dallo stadio, in particolar modo i genitori con i figli piccoli volevano tornare immediatamente a casa e comunque in tantissimi non avevano più nessuna voglia di vedere la partita. Lo speaker dello stadio comunica intanto la smentita ufficiale della questura: la notizia è falsa, non c’è nessun morto! La gente, semplicemente, non ci ha creduto.
Ciò ha generato tante polemiche e un flusso di parole dette a vanvera. E’ vero che la scarsa fiducia mostrata nelle istituzioni in quell’occasione non è da lodare ma cercate di capire: i gruppi ultrà laziali e romanisti sono da anni ideologicamente schierati contro le forze dell’ordine, chi frequenta lo stadio inevitabilmente se ne accorge. Tutti noi spettatori ci aspettavamo una smentita, era ovvio che la polizia non avrebbe mai potuto ammettere in quella situazione una notizia del genere. Iniziano così i cori contro le forze dell’ordine e i cori che invitano giocatori ed arbitro a sospendere la partita. Nel frattempo iniziano anche degli scontri fuori lo stadio tra la polizia e i soliti teppisti che in questa occasione hanno trovato una scusa in più per giungere allo scontro. Dentro lo stadio la gente è immobile, incredula per quanto sta accadendo. A centrocampo giocatori, dirigenti di Lazio e Roma e l’arbitro discutono sul da farsi ma è ormai evidente la partita non deve continuare, nessuno ha più voglia di continuare a divertirsi o di esultare per un eventuale gol. Alle 21.56 l’arbitro sospende definitivamente la partita.
Io non ho idea e ancora non è stato appurato come questa voce è nata, chi l’ha messa in giro e se c’erano degli interessi dietro al far sospendere la partita, ma da testimone di questa vicenda posso affermare che non sono stati gli ultrà a sospendere la partita bensì i tifosi, gli spettatori comuni. Il derby è una festa, uno spettacolo unico, una maestosa manifestazione di allegria e divertimento; con quella notizia il derby era diventato uno spettacolo semplicemente inopportuno, non era possibile continuare a giocare con anche solo il sospetto che qualcosa di così tragico fosse avvenuto realmente. I postumi di una serata del genere sono quelli che mi preoccupano di più: lo sconforto visto negli occhi della gente che prometteva di non tornare più allo stadio rappresenta per me una delle più grandi sconfitte per il calcio. Fuori dallo stadio il calcio si vive al cinquanta percento, il divertimento maggiore del calcio è lo stadio dove ogni partita rappresenta una festa, un momento di svago inimitabile.
Concludo con una domanda: se la notizia della morte del bambino fosse stata vera i giudizi espressi sulla scelta clamorosa del pubblico di sospendere la partita sarebbero stati gli stessi? Credo che in tal caso oggi staremmo parlando della grande sensibilità del pubblico romano espressa in un gesto (fermare lo show) che troppe volte nel passato non è riuscito a chi ne aveva la responsabilità.


Capitano



Dai un voto all'articolo


Voti:3 | Media Voto:3


Stampa Stampa l'articolo Invia Invia l'articolo


Lascia un tuo commento a questo articolo:
Nome:
E-mail:
Commento:

Compatibilità verificata con IE 6.0 e succ., Mozilla Firefox 1.5 e succ, AM Browser 2.01, Netscape 7.1, Opera 8.0