Ormai da molto tempo siamo costretti a sorbirci la propinazione di orride trasmissioni televisive il cui unico scopo è fare del sensazionalismo e della sterile polemica. L'obiezione più utilizzata in questi casi è che ognuno è libero di cambiare canale e quindi non si tratterebbe di costrizione bensì di propria volontà di assistere a determinate manifestazioni animalesche di idiozia.
Ma questa tesi è, a mio avviso, priva di fondamento in quanto chiudere gli occhi di fronte a qualcosa che va contro il nostro "buon senso" può andar bene solo se l'oggetto in questione non è eccessivamente rilevante, a livello soggettivo. Per quanto riguarda il calcio, ecco che, al fine di ottenere un panorama completo dei fatti rilevanti avvenuti e degli interessi che gravitano intorno a questo sport, siamo costretti (almeno in determinati periodi) a vedere anche programmi come il Processo di Biscardi. E ultimamente sono molti i "fatti" relativi al calcio: dalla situazione economica di molte società, passando per lo sfumato decreto spalma-Irpef, agli avvenimenti dell'ormai famigerato derby romano (senza considerare i fatti puramente sportivi...).
Questa introduzione è stata d'obbligo per introdurre le argomentazioni che andrò ad esporre. Questo articolo nasce, infatti, in risposta a ciò che ci è stato proposto ieri sera nel Processo di Biscardi, in onda su La7. Tante volte ho parlato in termini scherzosi circa l'inutilità (e qui non scherzo affatto...) di tale trasmissione; ma, come detto, in questo periodo sono costretto, come molti, a vederlo per tentare di intuire gli indirizzi politici relativi allo sport più amato e seguito d'Italia. Biscardi, furbescamente, ha infatti cavalcato l'onda dell'intersezione calcio-politica inserendo nel parterre degli invitati sempre più esponenti di rilievo del nostro Parlamento.
Ma le manifestazioni di squallore a cui abbiamo assistito, esulano (almeno in parte) dagli argomenti sopra trattati. Dapprima s'è assistito a neanche troppo velate accuse da parte di Franco Melli verso il presidente del Palermo, Maurizio Zamparini. Secondo Melli, per quello che s'è capito, Zamparini con l'acquisto della società siciliana avrebbe avuto l'autorizzazione da parte del Comune a costruire i propri supermercati a Palermo. L'accusa è molto grave: se Melli fosse a conoscenza di qualcosa di illecito dovrebbe rivolgersi alla magistratura ordinaria, altrimenti queste parole servono solo a creare inutili sospetti. Ma che Melli non ricerchi la verità s'è intuito da molto tempo. Basti pensare a quanto ha detto dopo. Il suo obiettivo (come in tutto questo anno) è il Milan ed allora prima si scaglia contro Berlusconi che spenderebbe troppo per il Milan (di difetti ne ha tanti, di errori ne ha fatti anche di più, ma l'unica cosa che non gli si può appuntare è di spendere i propri soldi nel modo che vuole) e così facendo avrebbe portato gli altri presidenti ad indebitarsi (il tanto amato scarica-barile non muore mai...); poi passa ad attaccare indirettamente (a suo avviso) il Milan per i diritti televisivi che da alcuni anni sono soggettivi per le squadre di calcio dimenticando (?!) incredibilmente che questa fu una battaglia vinta di Sensi e Cragnotti. Fortunatamente qualcuno in studio (Ravezzani...) s'è reso conto della castroneria detta e l'ha fatto notare al giornalista (???) romano. Per non parlare del dubbio che ha tentato di immettere negli altri circa la regolarità del gol di Tomasson (gol regolare) giustificandosi poi, non con il fatto che lui credesse che non lo fosse (ma avrebbe dovuto ammettere che non s'interessa di calcio ma solo di portare avanti i propri interessi e cioè far vendere più copie del Tempo...), ma semplicemente perchè Carlo Longhi, moviolista per 90° minuto, avrebbe avuto dubbi a riguardo. E chissenefrega! Se Longhi dice una frescaccia non c'è bisogno di riportarla in altre trasmissioni...
Ma questo è solo un assaggio di quanto è avvenuto. Il fondo si buca (era già stato abbondantemente toccato) quando il direttore della Padania, Moncalvo, ha il coraggio (?!) di dire una cosa che fino a ieri, inspiegabilmente, non era mai uscita dalla bocca di nessuno, ma che è stra-nota: il Perugia ha acquistato Gheddafi Jr, oltre che per motivi di puro marketing, anche perchè spinto da Capitalia. E' fatto noto (meno che al Processo, almeno fino a ieri), l'inchiesta del Corriere della Sera, mai smentita, in base alla quale il 99% del Perugia sarebbe in pegno a Capitalia a fronte della mole di debiti che la società del grifone ha contratto. Tra gli azionisti di Capitalia, il 5% è detenuto dalla Libyan Arab Foreign Bank, pricipale ente di credito libico: facile quindi associare i due fatti; al processo solo ora se ne sono resi conto...
Moncalvo però non si è limitato a questo ma ha associato un epiteto al Principe della Libia, "ciofeca", che poteva evidentemente risparmiarsi dato che non lo si è mai visto giocare e quindi il giudizio è basato su supposizioni cioè sul nulla. Il presidente del Perugia Gaucci ha colto la palla al balzo per spostare la polemica sull'aggettivo utilizzato, tralasciando così il discorso sulla pesantissima situazione economica della squadra da lui presieduta. Chiaramente nessuno s'è sognato di riprendere l'argomento e poter capire così la probabile causa delle continue accuse di Gaucci a Carraro, presidente della Federcalcio nonchè membro del consiglio d'amministrazione (se non presidente dello stesso, ma non ricordo al momento) di Mediocredito che è una controllata di Capitalia (che a sua volta, in base alla suddetta inchiesta, deterrebbe in pegno il 99% delle azioni del Perugia)... E così si è arrivati alla pietosa scena di Gaucci che prende la parola per insultare Moncalvo e quest'ultimo che in previsione della replica preannuncia la querela. A parte il fatto che minacciare di querelare una persona costituisce reato, ciò che mi chiedo è dov'era il responsabile della trasmissione in quel momento (Biscardi, il regista o chi per loro)? Bastava togliere l'audio e si evitava tutto ciò. Quindi Gaucci ha proceduto ad insultare la sua controparte che ha risposto sorridente:"querela! querela! offro da bere a tutti". Cose dell'altro mondo...
Ma non è finita qui perchè Gaucci era "carico" e dopo aver visto la moviola (dove sono stati mostrati due errori a danno del Perugia che hanno influito sul risultato) attacca senza alcuna ragione l'inviato della federazione che aveva ammesso la presenza di errori arbitrali nella partita in questione. Anche in questo caso Gaucci apostrofa l'ex arbitro con parole del tipo di "cretino", "idiota", fino a che la controparte esasperata ha lasciato lo studio.
Questo è quanto abbiamo visto, per cui ripropongo il quesito di cui sopra: il responsabile della trasmissione dov'era? e se era quello il suo obiettivo, allora perchè gli altri invitati, tra cui alti esponenti della politica continuano a frequentare quel programma?
Di manifestazioni di ignoranza e di comportamenti animaleschi se ne vedono, purtroppo, in gran quantità ma ciò a cui s'è assistito supera ogni limite.
Spero almeno che la presenza di Gaucci (per primo, ma non solo) nelle trasmissioni televisive si sia conclusa ieri sera... ma è una speranza probabilmente inutile...
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