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CALCIO
13/10/04
ore 12:18
Diritti televisivi: cambiare è possibile

Da tre anni, ogni avvio di campionato è contraddistinto da polemiche sulla ripartizione dei diritti televisivi. Ricordo ad esempio la battaglia di due anni fa dei cosidetti "club ribelli", che volevano una cifra minima garantita dai proventi di 10 milioni di euro, i quali decisero di associarsi e creare PMT, la società che avrebbe dovuto gestire i loro diritti televisivi. Così l'anno successivo ci trovammo di fronte alla piattaforma Gioco Calcio che si rivelò essere un fallimento totale con le società sotto contratto che non riuscirono ad ottenere nulla (si parlava di circa cinquantamila abbonati in tutta Italia...).
Quest'anno ci saranno le tanto invocate elezioni del Presidente di Lega e subito qualcosa appare distorto. Per due anni abbiamo ascoltato lamentele da parte di ogni tipo di addetto ai lavori su conflitti d'interesse dell'attuale Presidente di Lega (Galliani, Amministratore Delegato e vicepresidente del Milan), tra l'altro dimenticando che al momento della sua elezione la situazione era chiarissima, ed ora sembra che l'unico candidato disponibile sia lo stesso Galliani, spinto di nuovo nella mischia dalla maggioranza dei Presidenti di A e B che gli garantirebbero i voti necessari.
A mio personalissimo parere, questa ricandidatura sarebbe da evitare non tanto per il lavoro più o meno svolto bene nel biennio (sinceramente, a parte le elucubrazioni mentali di alcuni giornalisti-ultras sia pro che contro, ancora non si è capito nè cosa si volesse da lui, nè se ciò è stato raggiunto) ma più che altro per l'alone di sospetto che naturalmente crea l'essere presidente (o quasi) di un club e della Lega contemporaneamente. A tal proposito martedì c'è stato un vertice tra alcuni presidenti di serie A, organizzato da Della Valle (Presidente della Fiorentina) nel quale è emersa la necessità di un rinvio delle elezioni (fissate per il 18 di ottobre) al fine di:
1) scrivere un nuovo programma (opinione condivisa da tutti i presenti);
2) trovare un nuovo candidato (punto sul quale non tutti concordano).
Questa di Della Valle è l'ancora a cui aggrapparsi per sperare in un cambiamento in positivo in tempi "brevi".
Relativamente ai diritti televisivi, che sono il vero fulcro della vicenda, il problema è comunque più grande di quanto si possa pensare.
In molti credono che basti tornare alla vendita centralizzata (da parte della Lega) dei diritti TV ma ciò si scontra con la normativa attualmente vigente. Dal 1999, i diritti televisivi sono divenuti (con tanto di decreto di legge) soggettivi: in parole povere, la legge stabilisce che ogni società può contrattare con una terza parte la cessione dei diritti relativi alle partite che essa gioca in casa. Ma l'igerenza normativa, non finisce qui. Si potrebbe infatti pensare di richiedere al Parlamento di modificare tale legge e rendere i diritti televisivi di proprietà della Lega Calcio. Ma se si seguisse questa strada si incorrerebbe nella legislazione europea antitrust che vieta che si creino le condizioni per un potere di monopolio. L'obiezione più scontata a questo punto è che in Italia attualmente (e chissà per quanto altro tempo) vige già una situazione di monopolio con Sky che è la sola pay-tv. Ma l'attuale condizione non si è creata per limitazioni del mercato bensì per mancanza di alternative. Rendere i diritti di proprietà della Lega e di conseguenza trasformarli in un unico prodotto, farebbe sì che solo un'azienda avrebbe la possibilità di restare sul mercato e le barriere all'entrata diventerebbero insormontabili.
L'alternativa proposta è quella di spingere la società acquirente (Sky) a pagare i diritti in base a paramentri prestabiliti ed a rendere pubblici tali paramentri. Anche questa soluzione, sebbene possa sembrare ragionevole, risulta inapplicabile. Sky è una società per azioni e non un'azienda statale. Le politiche di marketing che segue sono fatte con il fine di lucro, come è giusto che sia; l'obiettivo non è certamente essere equa verso le varie società, bensì spingere più persone ad acquistare l'abbonamento ai propri servizi. In queste condizioni è più che ragionevole che punti ad accaparrarsi per primi i diritti di quelle società che "attirano più le masse".
A mio avviso, l'unica possibilità di mantenere una certa equità è nell'allargamento del concetto di mutualità. Attualmente (non vorrei sbagliare, ma non sono troppo sicuro) il 18% degli incassi al botteghino (non so se anche per i diritti televisivi) devono essere versati alla lega che è delegata a girarli alle squadre ospiti. Ciò che andrebbe fatto è far recepire al Parlamento una legge che gratifichi le società ospiti di una quota dei diritti delle società in casa. Il principio è molto semplice e ricorda quanto sostenuto dai già menzionati "club ribelli" e cioè che il prodotto "partita di calcio" è composto da due parti: la società di casa e quella ospite.
Su questa base, ho effettuato un piccolo esempio. Bisognerebbe individuare una percentuale equa, compresa tra il 30% e il 50% (nell'esempio ho utilizzato il 35%), della quota per giornata (totale percepito/n° di squadre ospitate) che la società di casa "debba" a quella ospite. Dopo questo primo stornaggio, si dovrebbe stornare una percentuale (variabile) in modo tale che si possano raccogliere gli ormai famosi 103 milioni di euro per la serie B. Si arriverebbe così alla situazione esplicata dalla tabella sotto riportata:



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Nella tabella sono riportate le seguenti voci (tutte le cifre sono espresse in milioni di euro):

Proventi attuali:Dati relativi a quest'anno, indicati sulla Gazzetta dello Sport di martedì 12 ottobre 2004;
Mutualità (out):Percentuale delle singole entrate che devono essere ripartite;
Restante:Quota rimanente dopo il primo stornaggio;
Quota parte:Quota da distribuire suddivisa per le altre 19 squadre;
Mutualità (in):Quota in entrata per le società dovuta alla mutualità di serie A;
Mutualità (Serie A):Entrata/uscita dovuta alla mutualità di serie A;
Disp.:Quota rimanente a disposizione delle società dopo la ripartizione dovuta alla mutualità;
Mutualità (Serie B):Quota percentuale (variabile, nell'esempio è il 26,62%) in modo tale da raggiungere i 103 mln di euro per la serie B;
Proventi Finali:Proventi effettivamene a disposizione per le società;
% attuale:Attuale percentuale rispetto a quanto elargito da Sky;
% dopo ripartiz.:Percentuale rispetto a quanto elargito da Sky che si andrebbe a ottenere.

Questo come detto è solo un esempio, fatto senza considerare i diritti del digitale terrestre e di internet, ma dimostra come non sia poi impossibile modificare la situazione attuale... ma bisogna volerlo, utopia?


zaratrue



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