Anche Giulio Saraudi ci ha lasciato. Si è spento nella sua Civitavecchia dove era nato il 3 luglio 1938. In questi casi tutte le parole sembrano di circostanza, ma non si può tralasciare nulla per quanto riguarda il suo valore, la sua storia legata al mondo dei guantoni, in cui lascia un vuoto incolmabile.
E’ stato, lo si può ben dire, uno dei più grandi sulle tre riprese dilettantistiche. L’elenco dei suoi successi in maglietta rischia di essere una sorta di enciclopedia noiosa. Per sei volte è stato campione italiano (nel periodo che va dal 1958 al ’64). Parliamo di campionati estenuanti di 6-7 incontri per arrivare alla vittoria finale. Anche i mondiali Militari lo hanno visto trionfatore in tre edizioni. Per dirla in breve nel 1961 fu Campione Italiano, Campione Mondiale militare e Campione Europeo: un trittico che lo ha reso degno del titolo di campionissimo. Nel 1960 fu uno dei grandi protagonisti delle Olimpiadi di Roma dove conquistò il bronzo nella stessa categoria in cui il mondo conobbe per la prima volta Cassius Clay, che poi diventerà Muhammad Alì.
Fu grande da dilettante, ma non altrettanto da professionista, dove forse arrivò in ritardo e demotivato al termine di una lunghissima carriera con la maglietta.
E’ l’ultimo di una dinastia di campioni, che iniziò dal padre Carlo per continuare con lui e il fratello Vittorio, altro grande del pugilato italiano, che ci ha lasciato circa dieci anni fa. Qualcuno disse che se Giulio avesse unito alla sua velocità e classe la potenza di Vittorio sarebbe stato imbattibile.
La Federazione Pugilistica Italiana, dal Presidente fino all’ultimo affiliato, si unisce al dolore dei familiari per la scomparsa di Giulio, l’uomo che in una categoria di ferro come era quella dei mediomassimi all’epoca, si fece rispettare da avversari leggendari e rese famosa anche la nostra Nazione a suon vittorie incredibili in virtù di una classe senza confronti.
Articolo tratto dal sito della Federazione Pugilistica Italiana
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